Cosa può dirci ancora oggi Socrate?

Socrate, celebre pensatore dell’antichità e di tutti i tempi, nacque ad Atene nel 470-469 a.C. e fu probabilmente un allievo di Anassagora. Nel corso dei suoi studi pose il suo totale interesse verso l’uomo, aspirò alla ricerca della verità, non partecipò attivamente alla vita politica e insegnò a ricercare il sapere nella propria anima.

Oggi non abbiamo dirette testimonianze scritte del suo pensiero, cosa che sicuramente contribuisce a renderlo unico, infatti tutto ciò che conosciamo di lui lo dobbiamo alle opere scritte dai suoi discepoli, prime fra tutte quelle di Platone. Ai tempi dei suoi studi decise fermamente di non lasciare nulla di scritto, perché ritenne che, definendo la filosofia un “esame incessante di se stesso e degli altri”, nessuno avrebbe potuto scrivere di questa e di certo il suo pensiero non sarebbe dovuto essere portato avanti da un componimento scritto, perché reputò che questo avrebbe potuto probabilmente comunicare una dottrina, ma non stimolare la continua ricerca del sapere.

Definì la ricerca più bella quella per la conoscenza di sé stessi. Il motto “conosci te stesso” suggerisce all’uomo di pensare per conoscere il sé e cercare il nostro lato migliore, sfruttandolo per vivere una vita felice prima con noi stessi e poi con gli altri. Oggi forse si crede che durante la nostra frenetica vita non ci sia sempre tempo per pensare a scoprire profondamente noi stessi, ma ciò che sfugge a chi la pensa così, secondo me, è che decidere di scoprire chi siamo e perfezionare le nostre capacità ci potrà rendere davvero felici. Nella vita si può sempre migliorare, ma solo se lo si vuole veramente. Credo quindi che questo pensiero debba essere parte di noi in ogni momento, perché scoprendo noi stessi, possiamo capire anche ciò che ci piace realmente e cosa può renderci felici nel corso della nostra vita, anche nelle relazioni con gli altri.

Strumento principale per la conoscenza, per Socrate, era il rapporto e il dialogo con gli altri, molto importante per discutere le questioni sulla propria umanità. Per dialogare con gli altri utilizzava tre metodi: il non sapere, l’ironia e la maieutica. Punto di partenza per il filosofo di tutti i dialoghi è l’affermazione dell’ignoranza, del non sapere. Infatti per lui “il sapiente è solamente colui che sa di non sapere”, ed è per questo che incoraggia l’indagine sulla ricerca dell’uomo, perché solo chi ammetterà di non sapere, cercherà di conoscere. Ma come rendere gli altri consapevoli della propria ignoranza? Socrate utilizzava l’ironia, facendo finta di non sapere, smontando con la confutazione dall’interno le posizioni dell’avversario, provocando in esso vergogna.

Grazie alla maieutica, cercava invece di stimolare la verità che è in ognuno di noi, dialogando con il proprio interlocutore attraverso discorsi brevi, chiari e concisi, chiamata brachilogia.

Quindi in realtà, se da una parte è bene concentrarsi su se stessi, per Socrate è altrettanto importante aprirsi per venirsi incontro, dialogare e confrontarsi con gli altri, al fine di conoscere noi stessi e relazionarci con le altre persone. La differenza tra i dialoghi attuali, rispetto a quelli socratici, sono dovuti dal fatto che oggi si attribuisce al dialogo un significato più ampio, che consiste in uno scambio di contenuti e in un ascolto di due o più interlocutori, mentre, come scritto prima, il dialogo socratico era incentrato sul filosofare, al fine di far emergere le nostre capacità e di comprendere gli individui. Credo comunque che entrambe le due concezioni di dialogo siano importanti oggi. E’ interessante dialogare con gli altri, al fine di comprendere i loro comportamenti e sapersi relazionare con essi, accettando i loro pensieri e talvolta aiutandoli a migliorare le loro capacità a seconda delle loro necessitudini e lo è altrettanto dialogare con se stessi e conoscere la propria verità. Credo che sia molto importante anche la ricerca di interessi comuni, che tende sicuramente ad unire le persone, confrontandosi e scambiando opinioni su questi.

Detto questo, la concezione socratica della politica è strettamente collegata all’importanza del dialogo, inteso come essenza della natura umana e strumento necessario per la conoscenza. Socrate era infatti fermamente convinto della completa autorealizzazione dell’uomo, solo se e quando sarà cittadino e farà quindi parte di una comunità. Crede che per prendere decisioni o interrogarsi sulle domande esistenziali dell’uomo, questo debba prima far parte di una comunità, ed è proprio in quel momento che queste avranno un concreto significato. Ma ciò che per il filosofo in realtà era importante per cittadini era fargli prendere consapevolezza dell’importanza di contribuire al buon funzionamento della società, perché, in un modo o in un altro, ci riguarda tutti. Per poter vivere in una comunità accogliente e giusta, è infatti necessario il contributo di tutti, seppur minimo, in grado di cambiare le cose. La verità è che oggi le persone hanno perso la fiducia nell’istituzione di appartenenza, e questo è sicuramente un elemento limitativo per poter partecipare attivamente al cambiamento o al miglioramento. Il primo passo importante per fare questo è sicuramente rispettare gli altri e le leggi. Durante tutto il corso della sua vita, Socrate decise di rispettare le leggi della sua città, non solo per se stesso, ma per un principio di dovere assoluto, a cui non si deve fuggire. Se oggi tutti rispettassimo le leggi, seppur a volte considerate ingiuste, severe o ingannevoli, vivremmo in un mondo di totale pace, perché oltre a sentirci onesti con noi stessi, lo saremmo anche con le persone che ci circondano ed eviteremmo disequilibri sociali, che oggi destabilizzano il mondo. Per concludere, io mi trovo molto d’accordo con i princìpi di Socrate, perché se fossero realmente rispettati tutti, ci sarebbe un continuo aiuto reciproco che ci farebbe vivere una vita tranquilla e bella, più di quanto non lo sia già!

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